Informazioni su: San Pietro

Il luogo dove oggi sorge la basilica di S. Pietro, con i palazzi, le piazze e i giardini che la circondano, ossia il complesso che costituisce lo Stato della Città del Vaticano, era un tempo chiamato ager Vaticanus.
Sotto la chiesa ci sono i resti del circo di Nerone, dove molti cristiani subirono il martirio quando l’imperatore addossò loro la colpa dell’incendio di Roma del 64 d.C. Tra questi martiri ci fu l’apostolo Pietro, crocifisso appunto in quel tempo e sepolto in un antico cimitero di cui si possono vedere tuttora i resti.
Quando l’imperatore Costantino riconobbe il Cristianesimo, volle onorare il primo papa facendo erigere sulla sua umile tomba una grande basilica, a cinque navate e con un imponente atrio a colonne.
Fin dalla sua fondazione essa fu il centro del mondo cristiano e resistette per oltre mille anni alle vicende della storia e alla corrosione del tempo, finché agli inizi del Cinquecento papa Giulio 11 ne decise la ricostruzione. Da allora ebbe inizio la travagliata impresa della fabbrica di S. Pietro: quello che vediamo oggi è il risultato di una lunga serie di progetti e dell’apporto di una nutrita schiera di pontefici ed architetti.
Il primo fu Bramante, col suo progetto di un tempio a croce greca*; per fare spazio alla nuova costruzione, la cui prima pietra fu posta nel 1506, egli demoli oltre la metà di quella antica, distruggendo anche tombe e monumenti con tale irriverente determinazione da meritarsi l’appellativo di “Mastro ruinante”.
In seguito subentrò Raffaello, che oltre ad essere un grandissimo pittore era anche un fine architetto, e successivamente Giuliano da Sangallo, Baldassarre Peruzzi e Antonio da Sangallo il giovane. Venne poi chiamato Michelangelo, che però non fu l’ultimo ad intervenire nella fabbrica: dopo di lui infatti seguirono Giacomo Della Porta e Domenico Fontana per i lavori nella cupola, e Carlo Maderno per la facciata.
Infine toccò al Bernini arricchire l’interno della basilica e trasformare l’aspetto della piazza; senza questo geniale scenografo Roma sarebbe certo meno spettacolare.
Potete facilmente immaginare che, con tanti progettisti e i rispettivi papi committenti, le varianti che si susseguirono furono un’infinità: pianta a croce greca o pianta a croce latina, cupola alta o cupola bassa, piazza quadrangolare o piazza curvilinea. Cosicché, quando nel 1626, a centoventi anni dall’inizio dei lavori, la chiesa fu consacrata, essa non era ancora finita. Soltanto nel 1667, dopo la ristrutturazione della piazza compiuta dal Bernini, l’opera poté dirsi ultimata.
Tutti gli architetti che parteciparono a questa impresa, da quelli più noti a quelli che non abbiamo neppure nominato, furono grandi artisti e lasciarono la propria impronta personale nell’edificio, come noteremo durante la nostra visita.
Entriamo nella piazza venendo da via della Conciliazione, la moderna e discussa strada d’accesso alla basilica. Ci troviamo in uno spazio immenso, circoscritto da due colonnati semicircolari che vogliono rappresentare le braccia della Chiesa spalancate ad accogliere il mondo. Le colonne, allineate su quattro file, formano alti porticati coronati in cima da una schiera di statue di santi.
Sullo sfondo, alla sommità di un’ampia scalea, si apre la facciata su cui troneggia la cupola.
Un alto obelisco s’innalza al centro della piazza tra due magnifiche fontane i cui altissimi pennacchi d’acqua ricadono frangendosi nelle ampie tazze di granito.
Entro l’abbraccio dei colonnati, luci ed ombre giocano tra incredibili prospettive in uno spazio magico che è il capolavoro del Bernini. Un effetto particolarmente suggestivo si ha andando sulla sinistra dell’obelisco, qualche metro oltre il cerchio dei paracarri, dove è visibile nel selciato una pietra circolare; se vi mettete proprio sopra la pietra e guardate il colonnato, questo vi sembrerà composto di una sola fila di colonne, ma appena farete qualche passo vedrete di nuovo tutte e quattro le file.
Adesso curiosiamo tra qualche cifra. La piazza è larga 250 metri e profonda 340, ossia dovete fare ben settecento passi per attraversarla. I porticati sono formati da 88 pilastri e 284 colonne di grandezze diverse: quelle esterne hanno il diametro di un metro e mezzo circa. Le statue dei santi che si trovano in cima sono 140. L’obelisco, un blocco di granito rosso alto 25 metri e mezzo proveniente da Eliopoli, ornava il circo di Nerone. Da lj fu tolto per essere collocato dove lo vediamo ora, sull’alto piedistallo portato da quattro leoni di bronzo. La sistemazione dell’obelisco nella piazza fu compiuta da Domenico Fontana nel 1586, in una giornata rimasta memorabile; occorsero 44 argani, 140 cavalli e centinaia di uomini, oltre ad un numero infinito di funi. A proposito di questa impresa si racconta una leggenda.
Sotto lo sforzo della tensione le corde si stavano per spezzare quando un marinaio genovese, rompendo il silenzio assoluto ordinato dal papa, gridò la famosa frase:
“Acqua alle funi!”. Le corde, bagnate, resistettero alla tensione, ed il marinaio venne perdonato e premiato dal papa Sisto V. Gli studiosi hanno contestato questa storia obiettando che un architetto come Domenico Fontana non avrebbe mai avuto bisogno di un consiglio del genere, e che in ogni caso il marinaio sarebbe stato senz’altro punito dal terribile Sisto V per la sua disobbedienza.
Adesso attraversiamo la piazza e raggiungiamo la basilica.
Saliamo l’ampia gradinata con ai lati le enormi statue di 5. Pietro e S. Paolo e avviciniamoci alla facciata, opera di Carlo Maderno. La parte inferiore è costituita di un grande portico sovrastato da una balconata; dalla loggia centrale, detta delle benedizioni, si affaccia il papa nel consueto incontro domenicale con i fedeli. Da questo balcone, con la frase habemus papam, viene anche annunciata l’elezione del nuovo pontefice che appare subito dopo per impartire la benedizione urbi et orbi, ossia “alla città ed al mondo”.
Dei due orologi sulla facciata, quello a destra segna l’ora di Roma e quello a sinistra l’ora media d’Europa. Sulla sommità ci sono 13 statue gigantesche che raffigurano il Redentore circondato da tutti gli apostoli, escluso Pietro, e da Giovanni Battista.
Sull’edificio campeggia la grande cupola, richiamo universale del cristianesimo, che da oltre quattro secoli annuncia Roma dal più lontano orizzonte.
La cupola, di cui Giacomo Della Porta disse “è in aria e non nasce da terra”, fu progettata da Michelangelo e, dopo la morte del Maestro, costruita da Giacomo Del- la Porta e Domenico Fontana. formata da un doppio guscio suddiviso in 16 spicchi nei quali si aprono gli occhi, e s’innalza su un possente tamburo con 16 contrafforti.
L’immenso spazio racchiuso dalla cupola lo apprezzeremo meglio dall’interno della basilica.
Sotto il portico, ai lati, ci sono le statue equestri di due grandi protettori della Chiesa: Carlo Magno e Costantino.
Nel tempio si entra da cinque porte, di cui le più famose sono quella centrale, del Filarete, e l’ultima a destra, la Porta Santa che viene aperta solo durante l’anno del Giubileo. Le altre tre sono moderne.
Appena entrati, la prima impressione è deludente, perché tutto sembra di grandezza normale, ma avanzando nell’interno vi renderete conto della vastità degli spazi e delle reali dimensioni dei particolari. Per esempio le acquasantiere, che sembrano di misura modesta, da vicino si rivelano enormi, ed i putti che le sorreggono sono dei giganti. Il baldacchino del Bernini, poi, pensate che è alto 29 metri, ossia quanto un palazzo di dieci piani!
Mentre procediamo nella navata centrale, 44 metri sotto la grande volta decorata, osserviamo i profondi spazi tagliati da cascate di luce, in cui si perdono i fedeli vocianti, simili ad una folla di pigmei.
Siamo nella chiesa più grande del mondo: è lunga quasi 200 metri, larga 140 ed alta, con tutta la cupola, 133. Potete fare il confronto con le altre grandi chiese guardando le misure segnate sul pavimento della navata centrale.
Ancora qualche cifra: la basilica ha 40 altari, 440 statue e 500 colonne in pietra, marmo o bronzo, e altre 10 cupole oltre al “cupolone”.
Camminando sotto le ampie volte rischiamo di perderci in un mondo indefinito fatto di prospettive, immagini sacre e decorazioni. Cerchiamo perciò qualche punto di riferimento.
Nella navata centrale incontriamo, per prima cosa, una lastra rotonda di porfido nel pavimento, detta Rota porphiretica: è la pietra, proveniente dall’antica basilica, su cui si inginocchiavano gli imperatori medioevali quando ricevevano dal papa la corona. Vi si prostrò anche Carlo Magno, nella lontana notte di Natale dell’800. Su questa lastra furono incoronati più di venti imperatori, tra cui Federico Barbarossa e il grande Federico TI di Svevia.Prima di procedere verso il chiarore della cupola, andiamo nella prima cappella a destra a vedere la famosa Pietà scolpita nel marmo dal giovane Michelangelo. Sempre a destra, all’ultimo pilastro della navata, incontriamo l’effigie di 5. Pietro sul trono, nell’atto di benedire; è da secoli oggetto di devozione da parte dei fedeli che hanno addirittura consumato con i loro baci il piede destro della statua.
Soffermiamoci poi ad ammirare il baldacchino in bronzo del Bernini, con le altissime colonne tortili che sorreggono un drappo ornato di pendagli. Quattro grandi volute si uniscono in cima a sostenere un globo con la croce; agli angoli, quattro angeli sorreggono dei festoni.
Per la costruzione del baldacchino fu usato, come ricorderete, il bronzo tolto al Pantheon da papa Urbano VIII. Al di sotto c’è 1’ altare che si affaccia sulla “Confessione”, una specie di cripta senza soffitto antistante la Tomba di Pietro.
Ci troviamo proprio al centro della cupola, che ora possiamo osservare dall’interno. Il grandioso tamburo poggia su quattro enormi pilastri collegati da arcate; il cupolino in alto dista da noi ben 120 metri! Per rendervi conto dell’enormità delle dimensioni, sappiate che i medaglioni di mosaico raffiguranti i quattro Evangelisti hanno il diametro di 8 metri e che la penna di S. Marco è lunga un metro e mezzo. Tra statue gigantesche e tombe di papi proseguiamo verso l’abside, voltandoci ogni tanto a guardare le vertiginose prospettive del tempio. Siamo ora di fronte alla Cattedra di S. Pietro, grande opera realizzata dal Bernini che volle rappresentare, con lo splendido trono circondato da una raggiera dorata, l’autorità del pontefice. La basilica, infatti, non fu eretta solo per venerare la tomba dell’apostolo, ma anche per ricordare ai fedeli la sovranità del capo della Chiesa cristiana.
All’interno del trono c’è un antichissimo seggio di legno e avorio appartenuto, secondo la tradizione, a san Pietro. Naturalmente gli storici smentiscono, non essendo quasi mai d’accordo con le tradizioni. E noi, per non fare torto a nessuno, ascoltiamo tutte le voci che ci possono aiutare a conoscere meglio le cose che stiamo vedendo.La nostra visita all’interno della chiesa più famosa del mondo è finita. Ma di cose da vedere ce ne sarebbero ancora molte.Nella sagrestia c’è il Tesoro di S. Pietro che nonostante i numerosi saccheggi, compreso quello di Napoleone del 1797, è sempre ricchissimo di opere pregevoli e di favolosi gioielli, tutti doni fatti ai papi nel corso dei secoli.
Un’avventura è la salita della Cupola. L’ingresso sta tra la prima e la seconda cappella di sinistra. Con un primo e agevole tratto si raggiunge la copertura della basilica da cui si ammira il panorama e l’esterno della cupola stessa. Salendo ancora, ma senza più poter ricorrere ad ascensori, si arriva al tamburo.Se il fiato non manca si prosegue poi per scale e scalette e si arriva alla galleria esterna avendo fatto ben 537 scalini! La stanchezza è notevole, ma Roma è tutta ai nostri piedi.
Restano ancora da visitare le Grotte Vaticane e i Palazzi Vaticani con i loro musei ricolmi di opere d’arte, con le stanze di Raffaello e la Cappella Sistina dipinta da Michelangelo E a questa visita dovreste cercar di dedicare almeno un’altra giornata che sicuramente non dimenticherete mai.



San Pietro

Piazza San Pietro, Roma (RM) - Italia

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